TAKEMUSU AIKIDO TRIESTE

 
 

Norme e Principi Essenziali

L'hanmi
Nello studio e nella pratica dell'Aikido vi sono alcuni principi di base di estrema importanza. Il fondatore li sottolineò spesso e ancora di più lo fece Saito. Salvaguardare questi principi e posture significa salvaguardare l'essenza dell'aikido; modificarli significa personalizzare a tale punto quest'arte da rischiare di allontanarsene.
Il primo di questi è l'hanmi: una postura che consiste nel mettere il piede avanzato nella direzione in cui guardiamo e il piede arretrato dietro di questo, lungo la stessa linea che attraversa idealmente il piede avanzato nel senso della lunghezza, ma aperto a circa 90 gradi. In questo modo si abbozza sul tatami un triangolo rettangolo. Il ventre e il busto quindi si offrono leggermente defilati alla persona di fronte a noi.
Sono possibili diversi movimenti del corpo (tai sabaki) grazie ai quali possiamo cambiare rapidamente la direzione del nostro hanmi. Ogni volta che è possibile assumere la posizione di hanmi questa va assunta. Abbandonarla senza una reale necessità rappresenta un errore: sia a mani nude, sia con le armi. Sicuramente né il fondatore né Saito si sono mai sognati di sorvolare su tale postura.

Le armi
Le armi utilizzate nell'Aikido sono tre: jo (bastone), ken (spada) e tanken (coltello). Sono tutte di legno e le prime due sono particolarmente importanti.
Gran parte delle tecniche e dei movimenti a mani nude hanno la loro origine e ragione proprio nei movimenti compiuti con le armi. Lo studio di diverse serie di movimenti specifici effettuati con le armi, sia da soli che con un compagno, (buki waza) è essenziale per comprendere ed eseguire al meglio molte tecniche. Lo studio delle armi è dunque propedeutico e di complemento alla pratica a mani nude, il tai jutsu, garantendone efficacia ed essenzialità.
Usualmente nel takemusu aikido viene dato un grande spazio alle armi. Durante i seminars molto spesso vengono dedicati alle armi fra il 50 per cento e i due terzi della pratica.
Morihiro Saito negli ultimi 15 anni della sua vita aveva addirittura ideato un sistema di esami e graduazioni dedicato esclusivamente alle armi e indipendente dal sistema di graduazione per il tai jutsu.

Il kihon e il ki no nagare
Il kihon è l'insieme delle forme di base, di studio, delle tecniche. Si caratterizza per un'estrema cura riguardo alla correttezza della posizione complessiva del corpo (mani, piedi, busto...), e riguardo agli angoli con cui vengono compiuti i movimenti. Nel kihon le tecniche vengono impostate nel loro insieme, dunque vengono eseguite una per una e partendo da posizioni definite.
Lo studio del kihon è preliminare, nel Takemusu Aikido, allo studio del ki no nagare, cioè della forma fluida delle tecniche, eseguite in movimento. Il fondatore prevedeva diversi livelli di ki no nagare, di complessità crescente.

L'awase
È l'armonizzazione dei propri movimenti con quelli di chi ci attacca. Si tratta di riuscire ad accordarsi con l'altrui postura, movimento e velocità. Come se un invisibile elastico collegasse le membra di chi è attaccato con quelle di chi attacca, in modo tale che ad un movimento del secondo corrisponda quasi contemporaneamente e con simile velocità un movimento del primo.

Il kiai
È l'emissione di energia tramite l'espirazione. Normalmente l'espirazione è distintamente udibile o addirittura assimilabile ad un forte grido. Il kiai implica il controllo e la gestione di diversi aspetti della pratica, posturali, motori, energetici. In genere nel takemusu aikido non si riduce ad una secca emissione di fiato finale, ma si esprime con una più o meno lunga emissione che accompagna l'insieme dell'esecuzione e che raggiunge l'apice nel momento della conclusione.
Si riporta qui un approfondimento sul kiai di Carla Rossi e Alice Ripa, pubblicato su mondomarziale.org, "l'arte del kiai".

Reigi
Significa etichetta, buon comportamento. L'apparente formalismo di alcune formule di saluto e norme di comportamento utilizzate nell'Aikido ha una spiegazione nell'atmosfera di rispetto reciproco in cui, tradizionalmente, deve svolgersi il lavoro nel dojo (il luogo dove si pratica un'arte marziale, non semplicemente una palestra). Senza addentrarci in dettagli, possiamo notare che, nella sostanza, le principali norme di comportamento che dovrebbero essere rispettate nel dojo corrispondono a norme di cortesia abbastanza intuitive.
Per esempio, non si sale o scende liberamente dal tatami (il tappeto su cui si pratica) senza avere prima chiesto il permesso al maestro. Quando si entra nel dojo si fa un piccolo inchino di saluto verso il lato dell'ambiente (kamiza) dove è posta un'immagine del fondatore e verso la quale si dirige il saluto collettivo all'inizio dell'allenamento (keiko). Inoltre si evita di parlare o comunque distrarsi nel corso dell'allenamento e, se si ha bisogno di aiuto da parte dell'insegnante, lo si chiama discretamente nel momento in cui guarda nella propria direzione (evitando di rincorrerlo sbracciandosi...). Un insieme di principi e norme dunque di complessità solo apparente, e la cui assimilazione normalmente risulta piuttosto facile progredendo nella pratica.
Qui di seguito si riportano in citazione le principali norme di comportamento così come il M° Corallini le ha sintetizzate nel suo testo IWAMA RYU AIKIDO, Sperling & Kupfer, Milano 1999. Non si pretende certo che vengano rispettate alla lettera; sarebbe eccessivo, andrebbero però tenute presente come un insieme di punti di riferimento di principio. È inoltre necessaria un'avvertenza: tutte le regole di questa terra diventano puro nulla se la disposizione psicologica con cui le si interpreta non è positiva. Se non c'è disponibilità ad accettare gli errori o le imprecisioni del compagno (soprattutto se meno esperto) come eventi naturali e non come colpe da rimproverare in modo brusco - e se, d'altro canto, il praticante più inesperto non è disposto ad accettare nel modo più positivo possibile l'eventuale rimprovero del compagno anziano - allora il reigi diventa puro formalismo, inutile esteriorità. Praticare Aikido significa collaborare, per potere collaborare occorre disponibilità reciproca e capacità di accettarsi, fra gradi differenti e fra pari grado.

  • si arriva nel dojo almeno venti minuti prima dell'inizio della lezione
  • non ci si intrattiene nel dojo in abiti borghesi, parlando a voce alta, ma ci si avvia subito negli spogliatoi dove, sempre mantenendo un comportamento decoroso e parlando a bassa voce, ci si cambia nel più breve tempo possibile
  • è permesso indossare soltanto il keikogi e la cintura bianca (eccetto gli yudansha, i quali devono indossare cintura nera e hakama)
  • soltanto le donne possono indossare una maglietta bianca sotto la giacca del keikogi
  • è assolutamente vietato indossare monili di ogni genere
  • arrivati al tatami, si volgono le spalle al suddetto e si sale lasciando gli zori paralleli o disponendoli negli appositi scaffali
  • appena saliti si assume la posizione di seiza in silenzio e si esegue il saluto (zarei) in modo corretto e con concentrazione
  • da quel momento, sotto la guida del sempai (il più anziano del gruppo) si pratica aiki taiso e ukemi, senza parlare
  • quando si vede uscire dallo spogliatoio il Maestro, il sempai dà l'ordine di seiza; ci si allinea subito per ordine di grado decrescente da destra verso sinistra di fronte al kamiza e si attende in assoluto silenzio che il maestro raggiunga il centro del tatami per eseguire lo zarei insieme agli allievi
  • alla fine del primo saluto, il Maestro e gli allievi insieme pronunciano ad alta voce: "onegaishimasu"
  • durante la spiegazione delle tecniche non è permesso per nessun motivo parlare con i compagni, fare domande o commenti, distrarsi
  • quando il Maestro, dopo la spiegazione, invita gli allievi a praticare dicendo "dozo", si sceglie un partner velocemente eseguendo zarei e si dice insieme a lui "onegaishimasu"; questa formalità si ripete a ogni nuova tecnica
  • quando il Maestro interrompe la pratica per spiegare una nuova tecnica, si esegue velocemente zarei con il proprio partner dicendo "domo arigato gozaimashita" [oppure "arigato onegaishimasu"], e ci si allinea per ascoltare la spiegazione
  • colui che viene invitato dal Maestro come partner deve subito fare zarei pronunciando ad alta voce "onegaishimasu" e molto velocemente raggiungere il Maestro
  • durante la lezione è assolutamente vietato parlare con il proprio partner; se non si è capita la spiegazione si attende che il Maestro guardi nella propria direzione e lo si saluta con un inchino (ritzurei) dicendo "onegaishimasu". Soltanto quando il maestro si è avvicinato si chiede ulteriore spiegazione in modo rispettoso e a bassa voce. Ricevuto questo insegnamento, si ringrazia il Maestro eseguendo ancora il ritzuei e dicendo "domo arigato gozaimashita". Se il Maestro è un alto in grado, per chiamarlo e per ringraziarlo si esegue lo zarei
  • non ci si rivolge mai all'insegnante dandogli del tu, ma usando sempre il lei; se ha un grado fino a godan lo si chiama "sempai"; oltre questo grado "Sensei" o semplicemente Maestro
  • alla fine della lezione ci si allinea nello stesso ordine dell'inizio e si esegue zarei insieme al Maestro, pronunciando ad alta voce "domo arigato gozaimashita". Si attende in seiza ancora in zarei che il Maestro lasci il tatami e si allontani verso lo spogliatoio; soltanto a questo punto ci si alza e successivamente si esegue lo zarei per ringraziare il partner con il quale si è praticato durante la lezione. È sempre il kohai (il più giovane come grado) che si avvicina al sempai per ringraziare
  • si scende dal tatami e ci si avvia verso gli spogliatoi per cambiarsi in silenzio
  • prima e dopo ogni lezione, alcuni allievi volontari provvedono alla pulizia dei tatami. In genere sono i kohai ad offrirsi, ma in mancanza degli stessi devono farlo gli yudansha. Anche durante la pulizia dei tatami va manenuto il silenzio
  • per salire o per scendere dal tatami, quando è presente un Maestro o un sempai, va sempre chiesto il permesso preventivamente
  • per riordinarsi il keikogi o la cintura si chiede al partner "sumimasen" (scusa), ci si volge verso l'esterno dei tatami (mai verso il kamiza) e lo si fa nel più breve tempo possibile.

HOME
IL CORSO
TAKEMUSU AIKIDO
INFO E NOTE
GALLERY E VIDEO
CONTATTI E LINKS