TAKEMUSU AIKIDO TRIESTE

 
 

L'Aikido

L'Aikido è un'arte marziale sviluppata nel corso del 900 da Morihei Ueshiba. Affonda le sue radici in particolare nel Ju Jutsu Dayto Ryu, e quindi in una pluralità di altre arti marziali tradizionali.
Il nome è composto da tre termini: AI (armonia/armonizzazione), KI (energia), DO (metodo, via). Dunque, la dottrina dell'armonizzazione dell'energia vitale. È un'arte marziale assolutamente difensiva e non agonistica. Consiste nello studio di principi e tecniche di difesa e neutralizzazione di attacchi di vario tipo, le cui possibilità di combinazione e variazione sono quasi innumerevoli.
L'Aikido si fonda principalmente sulla capacità di catturare il movimento dell'attaccante, che usualmente è rettilineo, trasformandolo, per quanto possibile, in una serie di movimenti circolari adatti a provocare squilibrio e a neutralizzare l'attacco. È importante lo studio del funzionamento delle articolazioni perché spesso si sfruttano le naturali caratteristiche fisiologiche del corpo umano per destabilizzare e quindi bloccare o proiettare.
Nell'Aikido non si prevede il danno fisico all'attaccante come compimento necessario della tecnica: l'Aikido neutralizza l'attacco cercando di rispettare il più possibile l'integrità fisica della persona che attacca. Ciò nonostante i principi e le tecniche utilizzati possono avere effetti molto dannosi se non bene controllati da entrambi i praticanti (sia colui che porta un attacco, sia colui che applica la tecnica di neutralizzazione). È per questo che lo spirito di collaborazione e rispetto reciproco è fondamentale nella pratica di quest'arte marziale. Ed è anche per questo che nella pratica iniziale ha molto spazio l'esercizio sulle cadute e sull'assorbimento di leve, bloccaggi e squilibri.

Il Takemusu Aikido

L'espressione Takemusu Aiki (qui a sinistra in autografo di Saito) fu usata da Ueshiba più volte e in particolare comparve come titolo di una serie di riflessioni e brevi discorsi pubblicati nel 1976. Ueshiba vi dava indicazioni sulla sua visione spirituale dell'Aikido. Elementi della religione Omoto e simbologia Shinto si intrecciano qui strettamente. Scrisse Kisshomaru Ueshiba, figlio del fondatore: Fra i numerosi libri sull'Aikido, Takemusu Aiki è il più rappresentativo del pensiero di O-Sensei, parlandoci con intensità delle verità fondamentali.
Morihiro Saito continuò ad usare questa definizione per indicare l'Aikido praticato col fondatore a Iwama negli ultimi anni. L'espressione sottolinea in particolare la potenzialità creativa dell'Aikido, indica una compenetrazione di spiritualità e padronanza fisico-tecnica tale da consentire di generare tecniche all'infinito. Cosa che tuttavia non è pensabile riuscire ad esprimere né in breve tempo né prescindendo da un lavoro rigoroso sulle posture e sui principi di base. La cura rivolta a questi ultimi aspetti contraddistingue l'Aikido degli ultimi anni di lavoro di Ueshiba e l'insegnamento di Morihiro Saito.

Morihei Ueshiba

Nacque nel 1883, il 14 dicembre, a Tanabe. Iniziò la pratica delle arti marziali a Tokyo, all'età di 17 anni. Ora e negli anni successivi praticò soprattutto Ju Jutsu; in particolare il Daito-Ryu Ju Jutsu, sotto la guida di Sokaku Takeda.
Nel 1919 entrò in contatto con la religione Omoto e con il suo capo, Onisaburo Deguchi. L'impronta di questa religione e, in generale, dello slancio mistico-religioso di questo periodo, rimarrà visibile per tutta la sua vita.
Dopo alterne vicende, Ueshiba inizia a recarsi a Tokyo per tenere corsi di arti marziali a partire dalla fine degli anni venti, finché si stabilì nella capitale, dove rimase fino al 1942. Qui la sua arte incomincia a definirsi e a personalizzarsi sempre di più, anche se il nome Aikido non è ancora usato. Lavorò con personaggi di alto rango dell'amministrazione e dell'esercito e, nei primi anni della seconda guerra mondiale, collaborò con l'esercito in qualità di consigliere. Ma l'aumentare delle vittime e delle stragi lo provarono sempre di più. Nel 1942 si ritirò a Iwama, poco più di un villaggio, dove iniziò a condurre una vita di lavoro manuale nei terreni acquistati. Una sorta di ritiro, una esistenza appartata condotta con i pochissimi allievi a cui continuava a insegnare. Nel 1946, quando Morihiro Saito iniziò la pratica nel suo dojo, le arti marziali erano state messe al bando dal quartiere generale delle forze americane di occupazione, ma il divieto fu poco osservato nelle zone più periferiche e Ueshiba potè continuare a impartire i suoi insegnamenti con relativa tranquillità nella sua "fattoria".
In questi anni molto duri e in seguito, negli anni 50, molti allievi si allontanarono per iniziare ad insegnare per conto proprio quello che avevano imparato. Infine Ueshiba fondò l'Aikikai, l'associazione che avrebbe dovuto coordinare la diffusione e la pratica dell'Aikido in tutto il mondo. La sede fu collocata a Tokyo e la direzione affidata al figlio, Kishomaru.
Negli anni 60 fino alla morte Ueshiba si dedicò con particolare energia ed impegno a rifinire e arricchire la sua arte. Al suo fianco, costantemente, Morihiro Saito. Alla morte del fondatore, il 26 aprile 1969, Saito fu nominato per volontà testamentaria custode a vita del Dojo, con l'incarico di preservare e diffondere l'insegnamento dell'Aikido così come Ueshiba lo aveva costruito e definito fino agli ultimi giorni.

Morihiro Saito

Nacque il 31 marzo 1928, a poca distanza da Iwama. Praticò Karate e Judo per brevi periodi prima di decidere di andare nel Dojo di Ueshiba a provare quell'arte marziale così particolare di cui molti ormai parlavano.
Dall'estate del 1946 fino alla primavera del 1969, Saito lavorò costantemente insieme al fondatore. Mentre molti grandissimi maestri, fra la fine degli anni 50 e i primi anni 60, si allontanarono dal fondatore dopo alcuni anni di pratica per lavorare più o meno autonomamente alla diffusione dell'Aikido in giro per il mondo, Saito organizzò la sua vita in modo da non allontanarsi mai da Iwama. Avere lavorato fino all'ultimo con Ueshiba gli ha consentito di assimilarne come nessun altro gli intendimenti, le tecniche e i metodi. Il Kihon (la pratica di base, formalizzata, dei principi e delle tecniche), l'uso costante del Jo (bastone) e del Ken (spada), alla cui codificazione Saito collaborò attivamente, sono alcune delle principali caratteristiche della cosiddetta "scuola di Iwama". Vale la pena leggere in citazione alcune parole dello stesso Saito:
Non si dà mai troppa importanza a una comprensione profonda delle tecniche di base. Molte scuole di Aikido insegnano soprattutto l'esecuzione delle tecniche in ki no nagare, cioè (flusso del ki). In questo genere di allenamento, le tecniche vengono realizzate partendo in movimento evitando del tutto la pratica delle forme base, dove si permette di essere afferrati dall'avversario in modo saldo. Questo tipo di pratica predisposta ha successo solo quando i due partner cooperano completamente. Tuttavia, sorgono dei problemi quando studenti abituati solo a questo genere di allenamento si confrontano con un avversario forte e non accondiscendente. La pratica solo del ki no nagare lascia del tutto impreparati di fronte alla forza e all'aggressività di un attacco reale. Gli attacchi deboli e non precisi, caratteristici di questo tipo di allenamento, sono comuni nell'aikido moderno, e in più, questo modo di praticare è del tutto contrario ai principi marziali insegnati dal fondatore.

(M. SAITO, Takemusu Aikido - Storia e tecniche di base, Roma Ed. Mediterranee 2001, pag. 40)

Morihiro Saito si è spento il 13 maggio 2002, lasciando molti allievi in giro per il mondo impegnati nel lavoro di diffusione e conservazione del Takemusu Aikido di Iwama.
Qui ulteriori informazioni su Morihiro Saito.

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